Gli Stati Uniti s’inchinano al dominio digitale

dominio digitale - Gli Stati Uniti s'inchinano al dominio digitale

8. Il numero di agenzie federali statunitensi che rischiano la chiusura a partire da questo fine settimana. Non un disastro naturale, non un attacco informatico, ma una paralisi politica innescata da un evento apparentemente scollegato: l’uccisione di un civile a Minneapolis da parte di agenti ICE. Questo non è un cortocircuito, ma una dimostrazione della fragilità infrastrutturale del potere americano.

Il flusso di dati e il controllo del territorio

L’uccisione a Minneapolis, e la successiva reazione di Chuck Schumer, non sono l’origine del problema, ma un sintomo. Il vero motore è la crescente dipendenza degli Stati Uniti da un’infrastruttura di controllo digitale gestita da un numero limitato di attori. ICE, come agenzia, non opera nel vuoto. È un nodo cruciale in una rete complessa che include fornitori di dati privati (broker di informazioni, società di sorveglianza), aziende tecnologiche (che forniscono l’hardware e il software), e, soprattutto, la rete di telecomunicazioni che trasporta i dati. Ogni flusso di informazioni, ogni localizzazione GPS, ogni transazione finanziaria alimenta questo sistema. La decisione di Schumer di bloccare i fondi a DHS non è una protesta morale, ma un tentativo di esercitare pressione su un sistema che si è dimostrato opaco e incontrollabile. La vera posta in gioco non è la giustizia per la vittima di Minneapolis, ma il controllo del flusso di dati che alimenta il potere dello Stato.

La logistica della coercizione e la retorica della sicurezza

Il governo statunitense insiste sul fatto che ICE è essenziale per la sicurezza nazionale, per il controllo delle frontiere e per la lotta al crimine. Questa retorica nasconde la realtà: ICE è un’agenzia che dipende massicciamente da infrastrutture private e da dati forniti da terzi. La sua efficacia non risiede nella sua capacità di raccogliere informazioni, ma nella sua capacità di accedere a flussi di dati esistenti. Il blocco dei fondi a DHS da parte di Schumer è un tentativo di interrompere questo flusso, di rendere ICE meno efficiente e, in ultima analisi, di limitare la sua capacità di operare. La domanda cruciale è: chi controlla l’infrastruttura? Chi ha la capacità di interrompere il flusso di dati? La risposta è chiara: non lo Stato, ma le aziende private che possiedono e gestiscono le infrastrutture digitali. Il governo statunitense è diventato dipendente da queste aziende, e questa dipendenza lo rende vulnerabile.

Weaponized Interdependence e la crisi della sovranità

La teoria della “Weaponized Interdependence”, sviluppata da Farrell e Newman, suggerisce che la dipendenza reciproca tra Stati può essere utilizzata come arma strategica. In questo caso, la dipendenza degli Stati Uniti dalle infrastrutture digitali private è diventata un punto di vulnerabilità. Schumer, pur non agendo consapevolmente in linea con questa teoria, sta sfruttando questa vulnerabilità per esercitare pressione sul governo. La crisi attuale non è una questione di politica interna, ma una dimostrazione della crisi della sovranità nell’era digitale. Gli Stati nazionali stanno perdendo il controllo sui flussi di dati che alimentano il potere, e questo controllo sta passando sempre più nelle mani di aziende private. L’evento di Minneapolis, e la sua conseguenza politica, sono un campanello d’allarme: la sovranità digitale è diventata un’illusione.

I prossimi sei mesi: la supply chain della paura

Nei prossimi sei mesi, è probabile che assisteremo a un aumento della tensione tra il governo statunitense e le aziende tecnologiche. Il governo cercherà di esercitare un maggiore controllo sulle infrastrutture digitali, mentre le aziende cercheranno di resistere a queste pressioni. Questa battaglia si svolgerà su diversi fronti: legislativo, regolamentare e giudiziario. Monitorare attentamente i flussi di dati relativi alla sicurezza delle frontiere, alla sorveglianza e alla lotta al crimine sarà cruciale per capire l’evoluzione della situazione. Un aumento improvviso della domanda di server sicuri, di software di crittografia o di servizi di anonimato potrebbe indicare un tentativo di aggirare i controlli governativi.

L’8, il numero iniziale, ha subito una metamorfosi. Non è più solo il numero di agenzie a rischio, ma il numero di gradi di libertà che lo Stato americano sta perdendo nel suo tentativo di controllare il flusso inarrestabile di dati. La porta si è chiusa sulla possibilità di un controllo centralizzato dell’infrastruttura digitale. Quale sarà il prossimo compromesso tra sicurezza e libertà in un mondo sempre più interconnesso?

 


Foto di Piermario Eva su Unsplash
I testi sono elaborati autonomamente da modelli di Intelligenza Artificiale

 


Fonti & Verifiche