NOC Libia: 22 blocchi petroliferi senza risultati, infrastrutture inadeguate

La scommessa mancata del National Oil Corporation

Il 20 febbraio 2026, il National Oil Corporation (NOC) della Libia ha annunciato la fine del primo round di licensing petrolifero in 17 anni senza risultati concreti. L’iniziativa, lanciata nel marzo 2025, offriva 22 blocchi (19 scoperte non sviluppate) tra terra e mare, attirando 44 aziende e un consorzio. Tra i partecipanti, Eni, TotalEnergies, BP, Repsol e OMV, insieme a nuovi entranti. Il 37% delle aziende preselezionate non ha concluso accordi, rivelando un sistema infrastrutturale inadatto a gestire progetti complessi. I blocchi offshore, ad esempio, richiedono piattaforme di estrazione e terminali di stoccaggio non esistenti, mentre i blocchi onshore necessitano di reti di tubazioni e impianti di raffinazione in aree ancora instabili.

La geografia dei vincoli fisici

I 22 blocchi libici sono distribuiti in aree critiche: il blocco 110, ad esempio, si trova nel Golfo di Sidra, dove le correnti marine e la profondità (fino a 1.500 metri) complicano l’installazione di piattaforme. Per lo sviluppo onshore, il blocco 74 richiede l’estensione della rete di tubazioni esistente, che attraversa aree con conflitti recenti. Il NOC, pur avendo 37 aziende prequalificate, non ha fornito dettagli sui costi di infrastruttura necessari. Eni, che ha espresso interesse per il blocco 109, ha dichiarato che i costi iniziali supererebbero i 2 miliardi di dollari solo per l’installazione di una piattaforma offshore, con tempi di realizzazione di almeno 5 anni.

La catena di dipendenze non visibili

Il fallimento del round rivela una catena di dipendenze infrastrutturali. I nuovi progetti richiederebbero l’importazione di tecnologie di perforazione ad alta pressione (come quelle di Schlumberger) e l’addestramento di una manodopera locale scarsa. I terminali esistenti, come Cerea e Marsa el Brega, hanno capacità di stoccaggio limitata (rispettivamente 12 e 18 milioni di barili) e non sono progettati per gestire flussi di petrolio grezzo da nuove fonti. Anche la rete di distribuzione via mare è fragile: il porto di Tripoli, principale hub per le esportazioni, ha un solo molo operativo per navi da 150.000 DWT, con tempi di carico che superano i 72 ore.

Chi paga e chi guadagna

Il NOC ha perso un’opportunità di attrarre investimenti esteri, con un impatto diretto sulle entrate statali. Eni e TotalEnergies, che avevano espresso interesse, hanno ridotto le spese di esplorazione in Libia, spostando risorse verso il Niger e l’Angola. La città di Misurata, che ospita un impianto di raffinazione chiave, ha visto calare le forniture di greggio, aumentando i costi per l’industria locale. Al contrario, le compagnie di servizi come Halliburton hanno visto un aumento delle richieste per progetti di manutenzione in aree esistenti, sfruttando la mancanza di nuove infrastrutture.

Indicazioni operative

Mi sembra chiaro che il NOC dovrà rivedere la sua strategia di licensing, focalizzandosi su blocchi con infrastrutture esistenti. Due indicatori da monitorare: il tasso di completamento dei progetti in corso (attualmente al 68%) e il flusso di investimenti esteri in Libia, che nel 2025 è sceso a 1,2 miliardi di dollari, il 40% in meno rispetto al 2024. L’ingresso in un’età più adulta richiederà di accettare che l’infrastruttura non si costruisce in un anno, ma in cicli di decenni.


Foto di Justin Shen su Unsplash
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