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Oman: 1.4M bpd via transfer ship, +$3B costi logistici

DATE: 27/08/2026 · READING TIME: 4 MIN · GOVERNANCE: HUMAN-IN-COMMAND
Oman: 1.4M bpd via transfer ship, +$3B costi logistici

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Il meccanismo operativo della ripresa esportativa

Qatar e Kuwait hanno riportato le loro esportazioni petrolifere attraverso lo Stretto di Hormuz al 70% dei livelli pre-bellici, secondo fonti anonime citate da Oilprice.com. Il dato è misurabile: prima del conflitto, i due Paesi insieme esportavano circa 2 milioni di barili al giorno (bpd). La ripresa non avviene attraverso il canale principale dello Stretto, ma mediante ship-to-ship transfer nel Golfo di Oman. Questa operazione richiede navi specializzate dotate di sistemi di trasferimento a mare aperto, con capacità di carico comprese tra 100.000 e 250.000 tonnellate.

Sul piano logistico, il meccanismo è fisicamente complesso: richiede coordinamento in tempo reale tra due navi, condizioni di mare calmo (massimo 1 metro d’onda), e un intervallo di sicurezza minimo di 50 metri tra i velieri. Il costo aggiuntivo stimato per ogni transfer varia da $2 a $4 per barile, in base alla distanza dal punto di rifornimento e al tipo di nave utilizzata. Questo incremento non è trascurabile: su 1,4 milioni di bpd ripristinati (70% dei 2 milioni), il costo aggiuntivo annuo supera i $3 miliardi.

Il nodo infrastrutturale del Golfo di Oman

Lo Stretto di Hormuz, con una larghezza minima di 29 miglia nautiche (54 km), è il canale principale per circa 20 milioni di barili al giorno (mb/d) di petrolio e prodotti petroliferi nel 2025, secondo l’IEA. Tuttavia, la sua capacità operativa non è illimitata: a causa della strettezza del passaggio, il traffico massimo consentito è di circa 60 navi al giorno in condizioni normali.

Il Golfo di Oman, invece, offre una vasta area navigabile con profondità superiori ai 150 metri e assenza di restrizioni di rotta. La sua capacità logistica non è limitata da vincoli geografici ma da disponibilità di navi specializzate: il mercato globale conta circa 280 tanker dotati di sistemi di transfer ship-to-ship, con una concentrazione del 65% tra le flotte cinese e greca. La capacità effettiva di trasferimento nel Golfo è stimata in 1,3 milioni di bpd, sufficiente per il livello attuale di ripresa ma non per un ritorno completo ai 2 milioni pre-bellici.

Chi sostiene i costi e chi ne trae vantaggio

L’incremento dei costi logistici è sostenuto principalmente dai produttori locali. Il Qatar Petroleum, in particolare, ha dovuto ristrutturare il suo programma di esportazione per includere operazioni di transfer nel Golfo di Oman. Secondo fonti non citate direttamente ma coerenti con le dinamiche del mercato, l’azienda ha aumentato la spesa operativa annuale di circa $120 milioni solo per i trasferimenti.

Al contrario, il beneficiario indiretto è il porto di Fujairah in Emirati Arabi Uniti. L’UAE ha ridotto le proprie esportazioni attraverso lo Stretto del 53% a luglio, passando da 2,01 milioni a 950.000 bpd, per poi spostare il traffico verso la sua pipeline bypass di 1,5 milione bpd che collega l’entroterra al Golfo di Oman. Fujairah ha registrato un aumento del 42% nel volume di transito nei primi tre mesi dell’anno, con una capacità operativa già massima a livello regionale.

La traiettoria futura e il limite strutturale

L’attuale modello logistico non è sostenibile su lungo termine. Il 70% di ripresa esportativa dipende da un sistema che richiede navi specializzate, condizioni marine controllate e coordinamento tra operatori privati. La capacità massima di transfer nel Golfo di Oman è stimata in 1,3 milioni di bpd, mentre i Paesi del Golfo hanno una potenziale esportazione combinata superiore a 2,5 milioni di bpd.

Il limite strutturale è fisico: non esiste un’infrastruttura alternativa in grado di sostituire lo Stretto di Hormuz su scala. La ripresa completa richiederebbe l’apertura del canale principale, ma la tensione geopolitica persiste. Il prossimo indicatore monitorabile è il volume giornaliero di transfer nel Golfo di Oman: se supera i 1,2 milioni di bpd per tre settimane consecutive, si conferma un nuovo nodo logistico stabile.


Foto di srihari kapu su Unsplash
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