La Geometria Invertita del Capitale
Nel cuore delle Alpi Occidentali, dove l’aria dovrebbe essere più limpida grazie alla mobilità dolce promossa dal Cuneo Bike Festival, si consuma un conflitto invisibile ma materialmente denso. La sesta edizione della manifestazione, svoltasi tra il 25 e il 27 settembre 2026, ha trasformato Piazza Galimberti in un hub per oltre tremila bambini e ciclisti, celebrando la rigenerazione urbana e l’uso consapevole dello spazio pubblico. Tuttavia, questa narrazione di rinascita ecologica si scontra con una realtà infrastrutturale opposta: secondo il report Ecomafia 2026 di Legambiente, la provincia di Cuneo ha registrato nel 2025 un picco anomalo di illegalità legata ai materiali da costruzione e allo smaltimento dei rifiuti. Il dato non è marginale: sono stati accertati 140 reati specifici per il traffico di rifiuti e 77 per il ciclo abusivo del cemento e delle cave.
Questa combinazione di numeri — 217 illeciti concentrati in due filiere fisiche — colloca Cuneo al primo posto in Piemonte, superando Torino non solo in volume assoluto ma in densità criminale pro capite rispetto alla dimensione industriale della regione. La tensione emerge qui: mentre l’amministrazione comunale promuove progetti come la riqualificazione di Corso Giovanni XXIII per intercettare 1,8 milioni di euro dal bando Città Rigenerative, un sistema parallelo di gestione dei flussi materiali opera al di fuori delle regole del mercato formale. Il capitale illegale non si limita a distruggere l’ambiente; sostituisce l’infrastruttura pubblica nella regolazione dei costi di smaltimento e approvvigionamento.
Il Vincolo Materiale: Cemento, Cave e Flussi Invisibili
Per comprendere la gravità della situazione, è necessario analizzare il substrato fisico. Il cemento non è una merce astratta; è un materiale ad alta densità energetica, il cui ciclo di vita — dall’estrazione in cava al trasporto su gomma fino allo smaltimento in discarica illegale — genera margini di profitto elevati proprio dove i controlli sono più difficili da mappare. I 77 reati nel settore del cemento e delle cave non rappresentano semplici infrazioni amministrative, ma indicano un’organizzazione strutturata che sfrutta la complessità geografica del Cuneese per eludere le traccie fiscali e ambientali.
La filiera del cemento in Piemonte è storicamente radicata nelle zone collinari e montane della provincia. L’illegalità si annida nella discrepanza tra i volumi estratti legalmente e quelli movimentati sul territorio. Quando un’impresa di costruzione utilizza materiale non tracciato o smaltisce macerie di cantiere senza le dovute autorizzazioni, sta di fatto aggirando i costi ambientali internizzati dal mercato legale. Questo crea un vantaggio competitivo sleale per le imprese formali che rispettano le normative, distorcendo il mercato locale della ricostruzione e dell’edilizia.
«La provincia di Cuneo è prima in Piemonte per reati nel settore del cemento e del traffico di rifiuti… Sono quelle organizzazioni criminali tradizionali, aziende o rami di imprese che, in maniera organizzata, commettono reati che danneggiano sia l’ambiente che, a cascata, la comunità circostante.» — La Stampa
Il meccanismo sotteso è chiaro: la scarsità di siti di smaltimento autorizzati e i costi elevati del trasporto legale creano una domanda di soluzioni che alimenta il mercato nero dei rifiuti.
Foto di Jakub Żerdzicki su Unsplash
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