Dossier Litio – La guerra delle raffinerie (Parte II)

Un sistema globale di litio in tensione: dipendenze strategiche, contratti oscuri e contraddizioni di controllo

[BLUF] – Secondo i documenti disponibili, il panorama globale della raffinazione del litio è caratterizzato da un’espansione produttiva in Europa, Australia e Cile, ma i contratti di off-take rimangono frammentari e non pubblicati, mentre la dipendenza tecnologica dalla Cina si è consolidata attraverso acquisizioni, licenze e condizioni regolamentari. In Europa, volumi annunciati superano le capacità produttive dichiarate senza spiegazioni pubbliche. In Australia e Cile, i progetti strategici sono gestiti da aziende cinesi con tecnologie controllate da entità estere, nonostante dichiarazioni di indipendenza. Il controllo cinese sulla filiera appare sistematico, ma le modalità di trasferimento tecnologico non sono trasparenti.

Parte I: Europa – Promesse senza copertura

Le raffinerie europee stanno entrando in produzione, ma i contratti di off-take con automobilisti non sono stati resi pubblici in modo coerente. Vulcan Energy ha firmato un accordo con Stellantis per 81.000–99.000 tonnellate di idrossido di litio su 5 anni, un volume superiore al 300% della capacità annuale della raffineria di 24.000 tonnellate. Non è stata fornita alcuna spiegazione su come tale obiettivo sia compatibile con la produzione reale. Un altro accordo con Glencore copre tra 36.000 e 44.000 tonnellate su 8 anni, ma non è chiaro se sia il solo o se ne esistano altri non dichiarati. Le raffinerie di AMG Lithium, Mangrove Lithium e NESI-Vulcan hanno iniziato la produzione nel 2026, ma non è stato reso noto alcun accordo di off-take specifico con automobilisti. La trasparenza sui contratti di off-take è scarsa, e i volumi annunciati spesso superano le capacità dichiarate senza alcuna spiegazione.

Parte II: Cile – Ritiri senza spiegazioni, controllo senza produzione

Il ritiro di BYD e Tsingshan dai progetti di produzione di litio in Cile ha lasciato un vuoto strategico. I progetti, con un investimento combinato di 523 milioni di dollari e una capacità produttiva stimata in oltre 50.000 tonnellate/anno, sono stati annullati nel 2025. Non è chiaro se i contratti con SQM siano stati rescissi o semplicemente sospesi. Il governo cileno ha dichiarato l’intenzione di ridurre la dipendenza esterna, ma non ha presentato un piano concreto per la raffinazione del litio. La joint venture Codelco-SQM, lanciata nel dicembre 2025, ha ottenuto il controllo statale sul Salar de Atacama fino al 2060, ma non è stato specificato se la capacità produttiva precedentemente prevista dai progetti annullati sia stata sostituita. Il controllo statale non implica automaticamente una produzione attiva, e la capacità persa non risulta coperta da nuovi progetti annunciati.

Parte III: Australia – Indipendenza dichiarata, controllo cinese effettivo

La Kwinana Lithium Hydroxide Refinery, la prima raffineria di litio idrossido in Australia, è gestita da una joint venture tra Tianqi Lithium (Cina) e IGO (Australia), con Tianqi che detiene il 51% e il controllo decisionale sul finanziamento. Il progetto ha ottenuto una licenza per la produzione valida fino al 2046, ma ha registrato un utile netto negativo di 28,7 milioni di dollari nel trimestre di giugno 2025 e ha subito problemi meccanici dal 2021. Il governo australiano ha firmato un accordo strategico con gli Stati Uniti nel 2025 per la sicurezza della supply chain dei minerali critici, ma non menziona progetti specifici di raffinazione di litio. Altri progetti, come quelli di Pilbara Minerals e MinRes, coinvolgono aziende cinesi e tecnologie sviluppate in Cina, ma non è chiarito chi detenga la tecnologia operativa. La raffinazione del litio in Australia sembra un sistema in cui la dipendenza tecnologica dalla Cina viene mantenuta nonostante dichiarazioni di indipendenza.

Parte IV: Cile – Autonomia dichiarata, dipendenza condizionata

Il governo cileno ha annunciato una strategia nazionale per il controllo statale della produzione di litio, ma non ha fornito un piano concreto per sviluppare tecnologie di raffinazione indipendenti. La joint venture Codelco-SQM, approvata dal regulatore antimonopolio della Repubblica Popolare Cinese (SAMR) il 10 novembre 2025, è stata condizionata alla garanzia di un volume minimo di 300.000 tonnellate di carbonato di litio all’anno per i clienti cinesi. Il governo cileno non ha rivelato se l’HCR prodotto in Cina importato da Codelco faccia parte di un sistema integrato che potrebbe implicare dipendenza tecnica a lungo termine. Le esportazioni cilene di carbonato di litio verso la Cina rappresentano tra il 45% e il 70% del totale tra il 2021 e il 2024, con un aumento significativo rispetto al 24,8% del 2013. Nonostante le dichiarazioni ufficiali di autonomia strategica, il governo cileno non ha presentato un piano concreto per la raffinazione del litio.

Parte V: Controllo cinese sistematico, trasparenza nulla

Tianqi Lithium detiene il 23,77% delle azioni di SQM in Cile e il 51% della miniera di Greenbushes in Australia, posizionandosi come attore centrale nella produzione globale di litio grezzo. Il giacimento di Atacama contiene 1,7 miliardi di tonnellate di litio in equivalenti di carbonato (LCE), mentre Greenbushes possiede 2,1 miliardi di tonnellate LCE. Secondo dichiarazioni ufficiali cinesi, almeno il 60% della capacità di raffinazione non cinese dipende da tecnologie sviluppate in Cina. Il Ministero del Commercio cinese ha aggiornato il catalogo delle tecnologie vietate all’esportazione nel 2025, includendo processi di estrazione da litio fiorito, produzione di carbonato e idrossido di litio, nonché tecnologie di purificazione da soluzioni saline e liquidi contenenti litio. Il profitto netto di Tianqi Lithium nel 2025 è stato di 463 milioni di yuan, con un aumento del 105,85% rispetto al 2024. Il 40% del profitto è stato attribuito ai ricavi derivanti da SQM, nonostante l’azienda abbia annunciato la vendita del 1,25% delle azioni di SQM entro febbraio 2026. Le modalità di trasferimento tecnologico non sono state rese pubbliche.

Contratti di off-take per litio europeo: un panorama frammentato e poco trasparente

Il settore automobilistico europeo sta costruendo una rete di raffinerie di litio al di fuori della Cina, ma i contratti di off-take che ne garantiscono la sostenibilità restano parzialmente oscuri. Mentre le case automobilistiche dichiarano impegni strategici, i dettagli quantitativi e temporali sono spesso frammentari o non pubblicati.

Stellantis: un accordo terminato, investimenti in corso

Stellantis ha firmato un accordo di pre-acquisto con Novonix (Australia) per 86.250 tonnellate minime e 115.000 tonnellate target di grafite sintetica, con durata dal 2026 al 2031. L’accordo è però terminato nel 2025, senza che l’azienda abbia fornito una spiegazione. Il contratto originario prevedeva la fornitura di grafite per batterie, ma non è chiaro se si riferisse a una raffineria specifica o a un progetto in fase di sviluppo.

Parallelamente, Stellantis ha investito oltre 100 milioni di dollari in Controlled Thermal Resources (CTR) negli Stati Uniti per aumentare la capacità di produzione di idrossido di litio monoidrato da 25.000 a 65.000 tonnellate/anno. L’investimento è stato annunciato come parte di un piano per garantire forniture stabili, ma non è stato reso noto se tale capacità sia coperta da un accordo di off-take specifico.

Un altro impegno significativo è l’investimento di 52 milioni di dollari in Vulcan Energy Resources per espandere la produzione di idrossido di litio. L’accordo prevede la ricezione di prodotti di qualità batteria per veicoli elettrici, ma non è specificato se si tratti di un contratto di off-take o di un investimento strategico senza obbligo di acquisto.

Vulcan Energy: il nodo centrale del sistema europeo

Vulcan Energy ha firmato un accordo vincolante con Glencore per fornire tra 36.000 e 44.000 tonnellate di idrossido di litio monoidrato (LHM) su un periodo di 8 anni. La raffineria in Germania, con capacità annuale di 24.000 tonnellate, è stata definita la prima applicazione commerciale a scala di raffinazione elettrochimica in Europa. L’accordo con Glencore copre circa il 18,75% al 22,9% della capacità annuale della raffineria.

Il progetto a Frankfurter Höchst, con capacità di 24.000 tonnellate/anno, è stato completato e ha iniziato la produzione nel 2027. Vulcan ha annunciato contratti a lungo termine con Volkswagen, Stellantis e LG Energy Solution per fornire litio idrossido prodotto da fonti termali. Tuttavia, non è stato reso noto se tali contratti coprano una percentuale significativa della capacità della raffineria.

Un accordo di fornitura con Stellantis prevede consegne di 81.000–99.000 tonnellate di idrossido di litio su 5 anni, a partire dal 2026. Questo volume supera di oltre il 300% la capacità annuale della raffineria di 24.000 tonnellate. Non è stata fornita alcuna spiegazione su come tale obiettivo sia compatibile con la capacità produttiva.

BMW: investimenti strategici, contratti non dichiarati

BMW ha firmato un accordo di fornitura a lungo termine con Ganfeng Lithium (Cina) per 5 anni (2020–2024), coprendo il 100% delle esigenze di idrossido di litio per le celle di batteria di quinta generazione. L’accordo è ormai concluso, ma non è stato reso noto se sia stato rinnovato o sostituito da un contratto con un produttore non cinese.

Il gruppo ha firmato un accordo con Mangrove Water Technologies (Canada) per un impianto di raffinazione del litio con capacità sufficiente a produrre 500.000 veicoli elettrici all’anno, finanziato con 85 milioni di dollari. Tuttavia, non è stato indicato alcun accordo di off-take specifico con case automobilistiche. L’impianto è stato aperto nel 2026, ma non è chiaro se la produzione sia già in corso o in fase di test.

BMW ha inoltre supportato l’apertura di una raffineria commerciale di litio in Canada da parte di Mangrove Lithium nel 2026, con tecnologia elettrochimica. Non è stato reso noto se l’azienda abbia firmato un contratto di off-take per il prodotto finale.

Altri attori: AMG Lithium e NESI

AMG Lithium ha avviato la produzione commerciale di idrossido di litio a Bitterfeld nel 2026 con capacità di 24.000 tonnellate/anno, sufficiente per 500.000 batterie per veicoli elettrici. Test di materiali sono in corso con produttori di celle e automobilisti, ma non è stato reso noto se un accordo di off-take sia stato firmato.

NESSI e Vulcan hanno iniziato la costruzione di una raffineria di litio da 24.000 tonnellate/anno in Germania nel 2026. L’impianto è stato presentato come la prima applicazione commerciale a scala di raffinazione elettrochimica in Europa, ma non è stato indicato alcun accordo di fornitura con automaker.

Confronto tra volumi e capacità

Raffineria Capacità annuale (tonnellate) Contratto di off-take Volume annuale previsto Fonte
Vulcan Energy (Frankfurt) 24.000 Stellantis (2026–2030) 81.000–99.000 tonnellate totali su 5 anni InsideEVs
Vulcan Energy (Frankfurt) 24.000 Glencore (2026–2034) 36.000–44.000 tonnellate totali su 8 anni EQS News
Mangrove Lithium (Canada) Non specificato Non dichiarato 500.000 veicoli elettrici/anno Mining.com
AMG Lithium (Bitterfeld) 24.000 Non dichiarato 500.000 batterie/anno Handelsblatt
NESI-Vulcan (Germania) 24.000 Non dichiarato Non specificato Mining Magazine

Il volume totale di litio idrossido previsto da Stellantis presso Vulcan Energy supera di oltre tre volte la capacità annuale della raffineria. Non è stata fornita alcuna spiegazione su come tale obiettivo sia compatibile con la produzione reale. Il contratto con Glencore copre una parte significativa della capacità, ma non è chiaro se sia il solo o se ne esistano altri non dichiarati.

Le raffinerie europee stanno entrando in produzione, ma i contratti di off-take con automobilisti non sono stati resi pubblici in modo coerente. Mentre le case automobilistiche dichiarano impegni strategici, i dettagli quantitativi, la durata e la copertura della capacità rimangono in gran parte non specificati.

La produzione di litio in Europa è in corso, ma la trasparenza sui contratti di off-take è scarsa. I volumi annunciati spesso superano le capacità dichiarate, senza che alcuna spiegazione sia stata fornita.


Il ritiro di BYD e Tsingshan dai progetti di produzione di litio in Cile ha lasciato un vuoto strategico nel piano di approvvigionamento globale di materie prime per batterie. I due gruppi cinesi avevano firmato accordi preferenziali con Corfo nel 2023 per ricevere carbonato di litio da SQM, il secondo produttore mondiale, a prezzi scontati fino al 2030. L’accesso a queste forniture era stato presentato come fondamentale per garantire la catena di approvvigionamento di nuovi impianti di produzione di batterie in Cile, con un investimento combinato stimato a 523 milioni di dollari.

Le operazioni annullate comprendevano un impianto da 290 milioni di dollari per la produzione di catodi di litio e un progetto da 233 milioni per la produzione di fosfato di litio ferroso (LFP) da 120.000 tonnellate/anno. In totale, i progetti avrebbero aggiunto oltre 50.000 tonnellate/anno di capacità di elaborazione al mercato globale, con un impatto diretto su circa 1.200 posti di lavoro. Tuttavia, non è chiaro se i contratti di off-take con SQM siano stati formalmente rescissi o semplicemente sospesi. Il documento di Corfo non specifica la natura giuridica del ritiro né la durata residua degli accordi.

Il ritiro è stato motivato dalla caduta dei prezzi del litio, ma non è stato spiegato perché i due gruppi abbiano scelto di abbandonare progetti con un accesso garantito a materie prime a prezzi preferenziali. Mentre BYD ha annunciato l’intenzione di ritirarsi da entrambi i progetti, non ha fornito alcuna dichiarazione sullo stato dei contratti con SQM. L’azienda ha invece firmato un accordo esclusivo con Lithium Australia per il riciclo delle batterie in Australia, con un termine iniziale di tre anni e copertura di tutte le batterie end-of-life delle auto elettriche BYD in quel paese. Questo passaggio segna un cambio di strategia: da un approccio basato su nuove raffinerie in Cile a un modello di riciclo locale in Australia.

Il contrasto tra i due percorsi è evidente. Mentre in Cile i progetti sono stati annullati senza spiegazioni pubbliche, in Australia l’accordo è stato reso noto con dettagli specifici. Il fatto che BYD abbia scelto di investire in riciclo piuttosto che in nuova produzione in un paese con risorse strategiche come il Cile solleva domande sulle priorità di approvvigionamento. Il riciclo in Australia copre solo il mercato locale, mentre i progetti cileni avrebbero potuto alimentare una catena di valore regionale più ampia.

La joint venture NovaAndino Litio, lanciata da Codelco-SQM nel dicembre 2025, ha assunto un ruolo centrale nel tentativo di mantenere il controllo statale sul Salar de Atacama fino al 2060. Il progetto è stato presentato come una risposta al ritiro di BYD e Tsingshan, ma non è chiaro se abbia già assunto la capacità produttiva precedentemente prevista dai progetti annullati. Il controllo statale non implica automaticamente una capacità produttiva equivalente, né è noto se i nuovi investimenti siano in grado di coprire il vuoto lasciato dai progetti cinesi.

Progetto Investimento Capacità annuale Accordo con SQM Stato
Produzione catodi di litio $290M Non specificato Sì, fino al 2030 Annullato
Produzione LFP $233M 120.000 tonnellate Sì, fino al 2030 Annullato
Accordo con Lithium Australia Non specificato Non specificato No In corso

Il ritiro di BYD e Tsingshan ha lasciato senza spiegazione un’ampia porzione di capacità produttiva non utilizzata. Il controllo statale sul Salar de Atacama non garantisce automaticamente una produzione attiva. La capacità produttiva persa, stimata in oltre 50.000 tonnellate/anno, non risulta sostituita da nuovi progetti annunciati. Il mercato globale ha perso un’opportunità di diversificazione, mentre il Cile ha perso un’importante fonte di investimenti diretti e occupazione.


La raffinazione del litio in Australia: un sistema di dipendenza tecnologica e contraddizioni strategiche

La Kwinana Lithium Hydroxide Refinery, la prima raffineria di litio idrossido in Australia, è gestita da una joint venture tra Tianqi Lithium (Cina) e IGO (Australia), con Tianqi che detiene il 51% e il controllo decisionale sul finanziamento. Il progetto, avviato nel 2025 con un investimento iniziale di 1 miliardo di dollari, ha ottenuto una licenza per la produzione di idrossido di litio valida fino al 2046. Tuttavia, nonostante l’impegno dichiarato di ridurre la dipendenza dalla Cina, la tecnologia operativa e la proprietà del minerale di Greenbushes – uno dei più grandi giacimenti di litio al mondo – sono controllati da un’entità cinese.

Il governo australiano ha firmato un accordo strategico con gli Stati Uniti nel 2025 per la sicurezza della supply chain dei minerali critici, con un investimento congiunto di 3 miliardi di dollari. Il documento riconosce che la Cina controlla il 90% del mercato globale dei HREE (Heavy Rare Earth Elements), ma non menziona progetti specifici di raffinazione di litio. Questa omissione è significativa: mentre si promuove un’alleanza per ridurre la dipendenza cinese, la raffineria di Kwinana – il pilastro del programma australiano – è gestita da un’azienda cinese con tecnologia e controllo operativo consolidati.

La refineria ha registrato un utile netto negativo di 28,7 milioni di dollari nel trimestre di giugno 2025, non ha mai generato un surplus di cassa in 12 mesi, e ha subito problemi meccanici dal 2021. Tianqi ha annunciato nel 2025 di prioritizzare la “viabilità a lungo termine” del progetto, investendo 1,2 milioni di dollari e dichiarando un costo unitario di 406 dollari per tonnellata per la produzione di spodumene. Tuttavia, il costo effettivo non è stato pubblicamente verificato, e nessun report successivo all’ottobre 2025 spiega le ragioni del calo di redditività.

Altre iniziative mostrano una stessa dinamica. Pilbara Minerals ha firmato un accordo con Ganfeng Lithium per un impianto di conversione del litio da 32.000 tonnellate/anno, con sede in Australia. Il progetto utilizza tecnologie di conversione sviluppate in Cina, ma non è stato chiarito se la licenza tecnologica sia stata concessa direttamente da Ganfeng o da un’entità affiliata. MinRes e Ganfeng hanno investito 300 milioni di dollari nel progetto Mt Marion, con 150 milioni da ciascuna parte. Il documento non specifica chi detenga la tecnologia operativa.

Il progetto pilota di Pilbara Minerals con Calix Ltd., basato sulla tecnologia ‘calcination’ patentata, è stato pianificato nel 2025. Tuttavia, non è chiaro se il brevetto sia stato sviluppato in Australia o sia stato acquisito da un’azienda cinese. Il governo australiano ha rinnovato la licenza per la Kwinana Lithium Hydroxide Refinery nel 2025 nonostante preoccupazioni per salute e odore. Nessun rapporto pubblico spiega perché la licenza sia stata rinnovata nonostante i problemi ambientali e operativi.

La presenza di aziende cinesi in progetti strategici australiani è costante: Tianqi detiene il 51% del joint venture Greenbushes con Albemarle, e gestisce la refineria di Kwinana. Albemarle ha chiuso la sua raffineria a Kemerton nel 2026 a causa di costi elevati e competizione cinese. Il governo australiano ha investito oltre 3 miliardi di dollari in collaborazioni strategiche per ridurre la dipendenza cinese, ma non ha rivelato quali progetti siano stati esclusi o quali tecnologie siano state rese indipendenti.

La contraddizione è evidente: mentre si dichiara l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalla Cina, i progetti chiave sono gestiti da aziende cinesi con tecnologie e licenze controllate da entità estere. La raffinazione del litio in Australia appare quindi un sistema in cui l’indipendenza strategica è dichiarata, ma la tecnologia e il controllo operativo rimangono in mano cinese. Nessuna fonte ha spiegato perché questo modello sia considerato sostenibile o strategico.

Progetto Partner cinese Investimento Tecnologia o licenza Stato operativo
Kwinana Lithium Hydroxide Refinery Tianqi Lithium 1 miliardo di dollari Licenza rinnovata fino al 2046; tecnologia non specificata Perdita netta da giugno 2025; problemi meccanici persistenti
Progetto Mt Marion Ganfeng Lithium 300 milioni di dollari (ciascuno) Tecnologia non specificata Investimento completato; stato operativo non dichiarato
Progetto Pilbara-Calix Non specificato Non disponibile Tecnologia ‘calcination’ patentata Pianificato nel 2025; stato di avanzamento non chiarito
Accordo Pilbara-Ganfeng Ganfeng Lithium Non specificato Capacità di 32.000 tonnellate/anno Accordo firmato; stato operativo non dichiarato

La raffinazione del litio in Australia appare un sistema in cui la dipendenza tecnologica dalla Cina viene mantenuta nonostante dichiarazioni di indipendenza. La presenza di aziende cinesi nei progetti chiave, il controllo delle licenze e la mancanza di trasparenza sui costi e sulla tecnologia operativa creano un quadro in cui la sicurezza strategica è dichiarata ma non verificabile.


La raffinazione del litio in Cile: tecnologie cinesi, accordi condizionati e dichiarazioni di autonomia

Il governo cileno ha annunciato una strategia nazionale per il controllo statale della produzione di litio, ma non ha fornito un piano concreto per sviluppare tecnologie di raffinazione indipendenti. La joint venture Codelco-SQM, approvata dal regulatore antimonopolio della Repubblica Popolare Cinese (SAMR) il 10 novembre 2025, è stata condizionata alla garanzia di un volume minimo di 300.000 tonnellate di carbonato di litio all’anno per i clienti cinesi. Il governo cileno non ha rivelato se l’HCR prodotto in Cina importato da Codelco faccia parte di un sistema integrato che potrebbe implicare dipendenza tecnica a lungo termine. Le esportazioni cilene di carbonato di litio verso la Cina rappresentano tra il 45% e il 70% del totale tra il 2021 e il 2024, con un aumento significativo rispetto al 24,8% del 2013. Nonostante le dichiarazioni ufficiali di autonomia strategica, il governo cileno non ha presentato un piano concreto per la raffinazione del litio.

Albemarle ha presentato un progetto di estrazione diretta del litio (DLE) nel Salar de Atacama con un investimento di 3,1 miliardi di dollari, che prevede una capacità di produzione di 233.000 tonnellate metriche di carbonato di litio equivalente nel 2025. Il progetto, in valutazione ambientale, prevede il recupero del 90% del brine trattato e una riduzione del consumo di acqua dolce. Tuttavia, non è stato specificato se la tecnologia DLE utilizzata sia stata sviluppata in collaborazione con aziende cinesi.

La collaborazione tra SQM e Salinity Solutions (UK) per un pilota di tecnologia di ingegneria in acqua ha visto un investimento di 1,27 milioni di dollari da parte di SQM Lithium Ventures. Il progetto è stato presentato come innovativo, ma non è stato chiarito se le tecnologie sperimentate possano essere integrate in un sistema di raffinazione cinese o siano state progettate per evitare dipendenze esterne.

Le esportazioni cilene di carbonato di litio verso la Cina rappresentano tra il 45% e il 70% del totale tra il 2021 e il 2024, con un aumento significativo rispetto al 24,8% del 2013. Il Trattato di Libero Commercio tra Cile e Cina ha facilitato l’accesso al mercato cinese, ma non ha previsto restrizioni sull’uso di tecnologie cinesi per la raffinazione.

Nonostante le dichiarazioni ufficiali di autonomia strategica, il governo cileno non ha presentato un piano concreto per la raffinazione del litio. Al contrario, i progetti chiave risultano condizionati da decisioni del mercato cinese, con obblighi di fornitura e condizioni di non discriminazione. La tecnologia cinese è presente in progetti chiave, ma non viene mai menzionata in modo esplicito come parte del sistema di produzione. L’assenza di una strategia tecnologica nazionale lascia aperta la questione di chi controlli effettivamente il valore aggiunto del litio cileno.


Il controllo cinese sulla filiera del litio si è consolidato attraverso una combinazione di acquisizioni strategiche, approvazioni regolamentari condizionate e restrizioni all’esportazione di tecnologie chiave. Tianqi Lithium, azienda cinese, detiene il 23,77% delle azioni di SQM in Cile e il 51% della miniera di Greenbushes in Australia, posizionandosi come attore centrale nella produzione globale di litio grezzo. Il giacimento di Atacama, gestito da SQM, contiene 1,7 miliardi di tonnellate di litio in equivalenti di carbonato (LCE), mentre Greenbushes possiede 2,1 miliardi di tonnellate LCE. Secondo dichiarazioni ufficiali cinesi, almeno il 60% della capacità di raffinazione non cinese dipende da tecnologie sviluppate in Cina. Tuttavia, nessuna fonte pubblica specifica quali aziende cinesi forniscano licenze per la raffinazione in Australia o Cile. Il Ministero del Commercio cinese ha aggiornato il catalogo delle tecnologie vietate all’esportazione nel 2025, includendo processi di estrazione da litio fiorito, produzione di carbonato e idrossido di litio, nonché tecnologie di purificazione da soluzioni saline e liquidi contenenti litio. Queste restrizioni coprono l’intera catena produttiva, dal minerale grezzo al metallo litio.

Il governo cinese ha imposto condizioni all’approvazione della joint venture Codelco-SQM in Cile, annunciata l’11 novembre 2025 dalla Commissione nazionale per la regolamentazione del mercato (SAMR). L’approvazione è stata condizionata alla garanzia di un accesso stabile al litio per i clienti cinesi, con prezzi non superiori al 15% del benchmark internazionale. Il Ministero dell’Industria e delle Informazioni Tecnologiche cinese ha inoltre approvato standard tecnologici per la raffinazione del litio nel 2026, con specifiche per processi di separazione e purificazione ad alta efficienza, inclusi cristallizzazione, membrane e metallurgia a ciclo chiuso. Tali standard non menzionano aziende o progetti esteri, ma indicano un chiaro orientamento verso l’omogeneizzazione tecnologica della filiera.

Il profitto netto di Tianqi Lithium nel 2025 è stato di 463 milioni di yuan, con un aumento del 105,85% rispetto al 2024. Il 40% del profitto è stato attribuito ai ricavi derivanti da SQM, nonostante l’azienda abbia annunciato la vendita dell’1,25% delle azioni di SQM entro febbraio 2026. Il passaggio di gestione di SQM al Codelco è previsto per il 2031, con un accordo che prevede un aumento del 30% della capacità di produzione di carbonato di litio entro quella data. Tuttavia, non è chiaro se tale espansione sarà realizzata con tecnologie cinesi o con partenariati alternativi.

Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (AIE), la Cina detiene il 73% del mercato globale del litio raffinato nel 2024, e ha previsto di superare l’Australia nella produzione di litio entro il 2026. L’Australia, con il 43% della produzione mondiale nel 2025, è il principale produttore di litio grezzo, ma la sua capacità di raffinazione è limitata. Il governo cinese ha promosso la partecipazione delle aziende cinesi a progetti esteri, come il caso di Tianqi in Cile, attraverso politiche di sviluppo strategico. Tuttavia, non è stato reso noto se tali progetti includano trasferimenti di tecnologia o licenze operative.

La Cina possiede un giacimento di litio da roccia granitica in Hunan con 490 milioni di tonnellate di minerale e 1,31 milioni di tonnellate di ossido di litio. L’industria cinese ha inoltre approvato standard tecnologici per la raffinazione del litio nel 2026, con processi che riducono il consumo energetico e le emissioni di CO2. Tuttavia, nessun documento ufficiale specifica quali impianti esteri abbiano ottenuto licenze per applicare tali standard.

Secondo Ganfeng Lithium, la domanda di litio potrebbe aumentare del 30-40% nel 2026, con i prezzi del carbonato di litio che potrebbero raggiungere 200.000 yuan/tonnellata. In questo contesto, il controllo cinese sulla raffinazione e sulla tecnologia appare non solo strategico ma anche operativo. Tuttavia, non è chiaro se le aziende cinesi abbiano fornito licenze per la raffinazione in Australia o Cile, né quali progetti esteri abbiano accesso a tecnologie vietate all’esportazione. Le autorità cinesi e i principali attori non hanno reso pubbliche le modalità di trasferimento tecnologico.


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Foto di Ubaldo Bitumi su Unsplash
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