La riconfigurazione globale del LNG dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz (aprile–maggio 2026)

Chiusura dello Stretto di Hormuz e riconfigurazione globale del LNG (aprile–maggio 2026)

Dal 28 febbraio 2026, la chiusura dello Stretto di Hormuz ha innescato una disruption sistemica nei flussi globali di gas naturale liquefatto (LNG), culminata con la sospensione totale delle esportazioni da parte di QatarEnergy a partire dal 2 marzo 2026. L’operatore ha dichiarato forza maggiore su molteplici contratti a lungo termine, citando attacchi iraniani alle infrastrutture critiche di Ras Laffan e Mesaieed. Secondo Cedigaz, due treni di liquefazione sono stati disabilitati, rimuovendo 12,8 milioni di tonnellate all’anno (mtpa) di capacità, pari al 17% della produzione qatariota LNG totale. L’AIE ha riferito che lo Stretto rappresenta circa il 25% del commercio globale di petrolio e che la sua chiusura ha bloccato il 20% delle esportazioni globali di LNG, equivalenti a circa 80 mtpa – principalmente dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti. Di questi, i 12,8 mtpa qatarioti sono da attribuire a danni fissi alle infrastrutture, mentre il resto alla congestione logistica.

I dati Kpler confermano che nessuna nave LNG carica ha attraversato lo Stretto tra il 1° aprile e il 15 maggio 2026. La EIA ha riportato una riduzione giornaliera di 10 miliardi di piedi cubi (Bcf/d) delle esportazioni globali di LNG, circa il 20% del volume totale, attribuibile in gran parte a Ras Laffan. L’AIE e Wood Mackenzie hanno stimato indipendentemente una perdita giornaliera di 1,5 milioni di tonnellate, in linea con i 10 Bcf/d. Tuttavia, mentre l’AIE attribuisce la perdita al solo Qatar, Wood Mackenzie include anche le esportazioni degli Emirati Arabi Uniti, senza che alcuna fonte pubblica abbia riconciliato la sovrapposizione. L’operatore non ha divulgato l’entità dei danni alle singole unità né fornito tempistiche per il pieno recupero, nonostante avesse dichiarato una finestra di ripristino di quattro settimane all’inizio di marzo.

I prezzi spot sono aumentati rapidamente. Il benchmark europeo TTF ha raggiunto 14,80 dollari per milione di BTU entro il 24 aprile 2026, con un incremento del 35% rispetto ai livelli pre-crisi. In Asia, il Japan-Korea Marker (JKM) ha toccato 16,02 dollari/MMBtu, in crescita del 51%. I dati Bloomberg L.P. confermano queste cifre per la settimana conclusasi il 24 aprile. La EIA ha riportato che i prezzi in India sono raddoppiati, passando da 10 a 20 dollari per milione di BTU (un premio di circa 4 dollari sul benchmark regionale, attribuibile alla minore flessibilità contrattuale). Anche i costi di trasporto sono aumentati: Spark Commodities ha segnalato tariffe atlantiche per il LNG raggiungendo 161.750 dollari al giorno il 3 marzo 2026. Altre fonti citano picchi giornalieri dei noli tra 100.000 e 150.000 dollari sulle rotte Golfo-Asia e Golfo-Europa, sebbene non esista un dataset unificato per verificare queste cifre.

QatarEnergy ha reindirizzato esportazioni limitate verso India (155.000 tonnellate), Kuwait (114.000 tonnellate), Pakistan (61.000 tonnellate) e una destinazione non divulgata (458.000 tonnellate) nel marzo 2026, rappresentando solo il 12,5% del volume pre-crisi. Il governo indiano ha riportato una riduzione del 40% delle forniture di LNG, con prezzi spot raddoppiati rispetto ai tassi contrattuali. Il governo cinese ha espresso preoccupazione, dichiarando: “La stabilità dell’energia globale è minacciata dai conflitti regionali, e la Cina chiede una soluzione diplomatica per ripristinare le rotte di esportazione”. Il rapporto OAPEC degli Emirati Arabi Uniti ha notato un calo del 24,1% delle esportazioni di LNG da entrambe le nazioni nel primo trimestre del 2026, da 29 a 22 milioni di tonnellate. Il 6 aprile 2026, le navi Al Daayen e Rasheeda hanno tentato di attraversare lo Stretto per la prima volta dall’inizio del conflitto, dirette verso la Cina, ma le loro destinazioni sono state modificate durante il viaggio. QatarEnergy ha annunciato il 23 aprile 2026 l’avvio delle esportazioni dal progetto Golden Pass in Texas, con la prima spedizione di 174.000 metri cubi – una mossa strategica, sebbene il volume rimanga trascurabile rispetto ai livelli pre-crisi.

La dipendenza dell’India dal Qatar per il LNG – precedentemente pari al 41% delle importazioni totali – è crollata a seguito di un calo del 93% nel marzo 2026, quando i volumi sono scesi da 560.000 a 56.000 tonnellate. Il governo ha emanato il Natural Gas (Supply Regulation) Order 2026 (ordinanza del 9 marzo 2026, Ministero del Petrolio), che impone un’allocazione del 100% del gas per usi residenziali, trasporti e produzione di GPL, mentre gli utenti industriali hanno subito tagli: gli impianti di fertilizzanti hanno ricevuto il 70% delle allocazioni precedenti (riduzione effettiva del 30%), le raffinerie e le centrali elettriche il 65% (-35%), e la manifattura l’80% (-20%). Il settore CNG ha riportato “grave stress” e l’industria dei fertilizzanti ha affrontato una stretta nell’approvvigionamento, con scorte di urea a 6,2 milioni di tonnellate – sufficienti per 1,8 mesi della domanda della stagione kharif – mentre le scorte di DAP e NPK coprivano rispettivamente 3,4 e 3,3 mesi. In risposta, l’India ha rapidamente diversificato le proprie fonti: le importazioni dagli Stati Uniti sono aumentate del 371% nel marzo 2026 rispetto a febbraio, dall’Oman del 66%, dalla Nigeria del 62%, e l’Angola è emersa come nuovo fornitore. Shell è diventato il principale fornitore di LNG durante la crisi. Secondo fonti di intelligence, la Russia ha offerto LNG soggetto a sanzioni con uno sconto fino al 40% tramite intermediari in Cina e Russia, con consegne instradate attraverso Oman o Nigeria. L’origine di queste spedizioni – i progetti Arctic LNG-2 e Portovaya – non è stata confermata ufficialmente dall’India. Nessun dato pubblico dettaglia il costo degli acquisti di emergenza o l’integrazione del LNG russo nella rete nazionale. Il governo ha annunciato piani per costruire grandi serbatoi di stoccaggio di LNG, ma i tempi, l’ubicazione e i finanziamenti rimangono non divulgati.

La strategia di diversificazione dell’Unione Europea si è accelerata all’inizio del 2026, con Stati Uniti, Algeria e Nigeria che sono emersi come fornitori chiave. Le importazioni di LNG statunitense in Europa sono aumentate del 26,7% nel febbraio 2026, raggiungendo 276,196 milioni di piedi cubi. Tuttavia, nessun dato pubblico conferma se questi volumi siano stati instradati attraverso terminali europei specifici tra il 1° aprile e il 15 maggio 2026. Le importazioni di LNG algerino in Spagna sono diminuite drasticamente a maggio e giugno 2026 – rispettivamente del 30,6% e del 24,4% – nonostante il ruolo storico dell’Algeria come fornitore importante. A maggio 2026, la Spagna ha importato 17,1 TWh dall’Algeria, in calo rispetto ai 24,7 TWh dello stesso mese dell’anno precedente. Tuttavia, nello stesso periodo si è registrato un aumento del 400% dei ricarichi di LNG nei terminali spagnoli, suggerendo un cambiamento nella logistica o nella strategia di stoccaggio. L’operatore non ha spiegato la divergenza tra il calo delle importazioni e l’aumento dei ricarichi. Le esportazioni di LNG algerino verso l’Europa sono esenti dai requisiti di dichiarazione dell’origine, una mossa che la Commissione Europea ha giustificato come riconoscimento del ruolo strategico dell’Algeria, sebbene la logica non sia stata divulgata. Il Deutsche Energy Terminal (DET) a Brunsbüttel ha allocato tutta la capacità di rigassificazione per il periodo 1° giugno – 31 agosto 2026 – 58 milioni di MMBtu – ma i dati operativi per aprile-maggio 2026 rimangono non riportati. Nonostante l’aumento degli afflussi, i livelli di stoccaggio del gas nell’UE si attestavano al 32% della capacità totale entro la fine di aprile 2026, secondo Bruegel. L’UE non ha divulgato se misure di razionamento del gas industriale – come un taglio del 20% per il settore chimico – siano state implementate in aprile o maggio 2026.

L’Australia è diventata il secondo esportatore mondiale di LNG nell’aprile 2026 dopo la sospensione della produzione del Qatar. Tuttavia, rapporti contrastanti sulla crescita delle esportazioni nel marzo 2026 citano un aumento del 15% verso l’Asia contro un incremento del 25% rispetto al primo trimestre. L’operatore non ha spiegato la divergenza di 10 punti percentuali. Un ciclone nel marzo 2026 ha interrotto le operazioni di Chevron e Woodside, riducendo la capacità di esportazione verso l’Asia del 20%. Il terminal canadese di Kitimat, operativo dal luglio 2025 con una capacità di 14 milioni di tonnellate/anno, ha contribuito all’offerta globale senza pubblicare dati di utilizzo per il 2026. L’indice JKM asiatico è sceso a 10 dollari/MBtu nell’aprile 2026 da 19 dollari/MBtu a marzo, secondo JOGMEC, mentre altre fonti riportano oscillazioni tra 15 e 18 dollari/MBtu, con un minimo di 15 dollari/MBtu il 21 aprile. Kpler nota prezzi stabili a 11,50 dollari/MMBtu a maggio 2026, mentre il prezzo TTF è aumentato dell’8% su mese. I contratti a lungo termine rivelano adattamenti: CNOOC e TotalEnergies hanno modificato il loro SPA nel 2024, aumentando il volume da 1 a 1,5 mtpa ed estendendo la durata, anche se l’impatto sui flussi di aprile-maggio 2026 rimane non verificato. Australia e Singapore hanno rafforzato i legami commerciali, con l’Australia che fornisce circa un terzo del LNG di Singapore. L’accordo ventennale Qatar-Corea del Sud, efficace dal 2025, ha aumentato le importazioni annuali della Corea del Sud da 6,1 a 8,1 milioni di tonnellate. Il Qatar ha annunciato un obiettivo di espansione della capacità del 13% entro il 2030 e una presunta offerta di prezzi più bassi all’India, senza dettagli su volume o data di implementazione. Un contratto ventisettenne con la Cina è stato annunciato, senza specifiche. Il Qatar ha ridotto le esportazioni verso l’Europa del 30% in aprile-maggio 2026, attribuendolo agli attacchi iraniani, ma nessun documento pubblico dettaglia l’impatto operativo o gli sforzi di ripresa. La mancanza di una fonte unificata per le esportazioni USA e australiane lascia non verificata l’entità del cambiamento.

Il fatto più accertato è che la posizione dell’Australia come secondo esportatore mondiale di LNG è stata confermata nell’aprile 2026, a seguito della sospensione della produzione del Qatar dovuta a danni alle infrastrutture. Questo cambiamento, sebbene documentato, rimane non quantificato in termini di variazione di volume tra aprile e maggio 2026.


Foto di Athanasios Papazacharias su Unsplash
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